A volte ritornano. Ed è una festa per il palato, come nel caso del peperone di Voghera che era praticamente sparito dalle nostre tavole. Il motivo? Una malattia di origine fungina, insorta a causa della scarsa rotazione delle colture, ne aveva provocato l’avvizzimento e la conseguente “estinzione”, complice anche la diffusione delle nuove coltivazioni ibride. L’operazione di recupero ha avuto la consacrazione al convegno che ha aperto la prima Sagra dedicata al prezioso ortaggio, che si è svolta il 23 e 24 settembre 2017 a Voghera.

IL CONVEGNO AL GALLINI

All’Istituto agrario Gallini si è ripercorsa la storia del peperone di Voghera, dalle origini, alla scomparsa, fino ad arrivare al 2005, con la nascita di un comitato tecnico scientifico per il suo recupero. L’anno seguente partono le prove sperimentali in tre località differenti e una commissione di esperti definisce autentiche le caratteristiche organolettiche delle bacche, nate dalle varie sementi ritrovate nelle mani di alcuni anziani contadini vogheresi. Negli anni a venire, si registra un crescendo di interesse per la rinascita del peperone verde. Nel 2008 nasce infatti PepeVo, l’associazione per la tutela della solanacea salvata dall’estinzione e nel 2010, grazie alle istituzioni locali, viene attribuita la Deco (Denominazione comunale d’origine). Ad oggi, sette anni dopo, l’obiettivo è sempre quello di rilanciare questa coltura locale. Ci tiene a sottolinearlo l’assessore al marketing e prodotti tipici del capoluogo dell’Oltrepò, Alida Battistella«L’impegno comune deve essere quello di valorizzare il peperone di Voghera». 

VINCE LA BIODIVERSITÀ

Il recupero, comunque, non si ferma al mero aspetto storico, per quanto importante possa essere per la tutela della biodiversità. La cucurbitacea verdina e gialla che è rinata a una nuova vita commerciale, è anche più buona. Ma era previsto, come ha spiegato il professor Graziano Rossi, docente al dipartimento di scienze dell’Università di Pavia, che ha fatto riflettere sull’importanza delle cultivar locali, migliori rispetto alle nuove specie ibride: «Gli ibridi eliminano la tipicità e omologano i sapori, rendendoli indistinguibili».

UN PRODOTTO DISTINTIVO

Determinante nell’operazione rinascita il ruolo di Slow Food, con il delegato dell’Oltrepò Teresio Nardi in prima fila sia al convegno d’apertura sia alle degustazioni in Piazza Duomo di domenica 24 settembre. E’ stato lui a dare il senso ultimo dell’iniziativa. «Il peperone di Voghera è un simbolo di esclusività dei prodotti italiani», ha detto, «ma per farlo tornare importante occorre mangiarlo più spesso».

Prodotto di nicchia o per la grande distribuzione? Questo l’interrogativo che ha animato la discussione nella sala conferenze del Gallini. Se è vero che il futuro del peperone vogherese è ancora tutto da scrivere, il successo di altri prodotti distintivi, come la Cipolla Rossa di Breme e la Zucca Berrettina di Lungavilla, vendute direttamente dai produttori, deve far riflettere. La sfida è soltanto all’inizio.

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