Una buona notizia e una cattiva. Anzi, pessima. Dal primo di aprile scatta l’obbligo di indicare l’origine sull’etichetta della carne di maiale e di agnello. Lo prevede il nuovo regolamento europeo. Il vincolo però vale soltanto per le carni fresche. Nessuna novità, dunque, per i salumi che continueranno a essere etichettati e presentati come italiani anche se la materia prima arriva in due casi su tre dalla Germania. Certo, almeno sui prodotti freschi, ci sarà un minimo di chiarezza in più e sono convinto che avremo parecchie sorprese se leggeremo attentamente i cartellini della carne suina e ovina in vendita nei supermercati. Ma tutto si fermerà li. Il vero scandalo, quello delle cosce di maiale importate da Germania e Olanda, che acquisiscono il passaporto italiano una volta trasformate nel nostro Paese in finti salumi made in Italy, non verrà neppure scalfito. Il cambio di identità potrà proseguire indisturbato nelle nostre industrie alimentari, mentre la cancelliera tedesca Angela Merkel può dire di aver salvato ancora una volta le esportazioni alimentari tedesche verso lo Stivale.

L’Unione europea ha dato il contentino agli allevatori italiani (che infatti esultano) ma in cambio riesce a mantenere l’anonimato sul tutto il grande business della carne di  maiale trasformata in salumi. Nulla a che vedere con la trasparenza a tavola che si attendono i consumatori.

 

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