Se alla Lombardia è andata male per l’Oltrepò Pavese, il «mio» Oltrepò, è stata una disfatta. È completamente escluso dai due accordi siglati dall’Europa con Canada e Cina. Fuori dal Ceta, sigla astrusa che sta per Comprehensive economic and trade agreement, l’accordo di libero scambio firmato con Ottawa. Ed è fuori pure dalla lista delle 100 indicazioni geografiche europee riconosciute da Pechino. Chi voglia approfondire l’argomento può leggere il post che ho pubblicato su Italiainprimapagina.it (qui il link).

In nessuno dei due accordi si menzionano i vini dell’Oltrepò. E neppure l’unica Dop della zona, il Salame di Varzi. Le Doc Oltrepò Pavese, Oltrepò Pavese Pinot grigio, Bonarda dell’Oltrepò Pavese, Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese, Casteggio, Pinot nero dell’Oltrepò Pavese, Sangue di Giuda dell’Oltrepò Pavese e la Docg Oltrepò Pavese Metodo Classico per Cina e Canada è come se non esistessero. Possono essere copiate e imitate a piacimento, senza che i produttori e il Consorzio di tutela possano dire alcunché.

L’unico vino lombardo entrato nella lista delle 26 indicazioni geografiche riconosciute dai cinesi (ma non dai canadesi) è il Franciacorta. In compenso compare il Chianti ma non il Chianti Classico. E mentre c’è il Prosecco di Conegliano Valdobbiadene Docg, è escluso il Prosecco Doc. Un vero pasticcio, destinato ad assecondare le pressioni delle lobby di taroccatori che in giro per il mondo campano sul falso made in Italy.

Inutile scatenare la caccia al colpevole. Per trovarne qualcuno bisognerebbe recarsi a Bruxelles, a Palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea. Certo, qualche responsabilità, per non aver lanciato l’allarme, ce l’ha pure il nostro ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina. Sarebbe bastato dissociarsi anche soltanto formalmente dall’impostazione presa dalla trattativa con Canada e Cina. Non ha fatto neppure quello.

A proposito: a breve il Parlamento italiano sarà chiamato a ratificare il Ceta. Sì o no. Sono curioso di conoscere l’elenco dei parlamentari che pigeranno il tasto verde sui banchi di Camera e Senato.

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