Dunque è ufficiale: nel Parco Baratta, a Voghera, apre McDonald’s. La conferma è arrivata dal sindaco Carlo Barbieri che nel corso di una recente intervista concessa a La Provincia Pavese, giudica positivamente l’arrivo in città di un ristorante della più famosa catena di fast food al mondo. I forestieri non si facciano ingannare dalla terminologia: il Parco Baratta non c’entra nulla con le piante né con i boschi. È un’area commerciale in fase di realizzazione. Hanno già aperto Coop e Tigotà e assieme al colosso dei panini arriveranno pure un negozio della Upim e un punto vendita di elettronica di consumo. «Il McDonald’s e gli altri insediamenti – spiega Barbieri – possono contribuire a ridare centralità alla città rispetto alle periferie. Lì vicino c’è il palazzetto, con le gare del basket seguite da migliaia di persone. Se 300 di queste si fermano a mangiare, è un bene per Voghera. Ma la città deve imparare ad aumentare la sua attrattività e noi siamo qui per aiutarla».

Non sono un cliente assiduo dei fast food. Fanno a pugni con la mia idea di alimentazione. Ma impedire che aprano mi sembra una battaglia di retroguardia. Un po’ come quella dei luddisti che danneggiavano i primi telai. Il problema non è la presenza dei McDonald’s, quanto l’assenza di alternative made in Italy alla portata di tutte le tasche. Non può esserla l’Eataly di Oscar Farinetti. Troppo caro.

In realtà sono anni che quelli come me vanno alla caccia di alternative tricolori ai fast food all’americana. I primi esperimenti, purtroppo fallimentari, risalgono agli anni Ottanta. Ricordo gli Italy & Italy: durarono un paio d’anni o poco più. Eppure il proprietario era Luigi Cremonini, il re della carne italiana, che possedeva anche Burghy, catena poi ceduta proprio a McDonald’s.

Fra le iniziative più recenti che ho avuto modo di conoscere ce n’è una senza dubbio molto interessante. Il Mac Bün, scritto M** Bun, aperto a Torino e a Rivoli da Graziano Scaglia e Francesco Bianco, una «agriamburgheria» a chilometri zero. Carne, vino e birra rigorosamente piemontesi. Uno «slow fastfood» dove in effetti si può mangiare (bene) per pochi euro. Esperienze simili in giro per lo Stivale ce ne sono state e ce ne sono tuttora. Purtroppo non riescono a superare la dimensione locale. E questo è sicuramente un limite che le taglia fuori da una vera competizione con il gigante mondiale dei panini.

Non parliamo dell’Oltrepò Pavese, dove gli operatori economici faticano a guardare oltre il proprio naso. La stessa Voghera si può definire un caso di scuola. In negativo, però. Ha in casa due prodotti distintivi, l’omonimo peperone e la mostarda. E non li sfrutta. Credo sia l’unica località che conosco a non organizzare alcun evento a tema sulle eccellenze locali a chilometri zero. Voghera è riuscita a mancare perfino il Festival della mostarda lombarda, dove hanno sbancato invece Cremona e Mantova. Prima di criticare McDonald’s proviamo a guardarci allo specchio. E chiediamoci in cosa sbagliamo.

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