Oltre la metà della spesa che portiamo a casa è anonima. Se i consumatori possono capire abbastanza facilmente da dove arrivi la carne di manzo e di pollo, il latte fresco, la frutta e la verdura fresche, le uova, il miele e il pesce, è impossibile individuare la provenienza di pasta, latte a lunga conservazione, riso, salumi e carne di maiale, formaggi, verdura e frutta trasformate, surgelati, scatolame.Perfino il pane, alimento principe della cultura alimentare italiana, è fatto con ingredienti di provenienza sconosciuta. E per l’extravergine, la legge italiana che impone di indicare la provenienza delle olive e dell’olio, viene aggirata dalla maggior parte dei produttori che indicano in etichetta: «origine comunitaria».

A complicare le cose ci si mettono pure marchi di fantasia, nastrini e coccarde tricolori, certificazioni che non certificano nulla, nomi che richiamano un’origine agreste o contadina del prodotto, inseriti apposta in etichetta per carpire la fiducia del consumatore.

Il presunto modello agroalimentare italiano, destinato a far da protagonista all’Expo 2015, in realtà non esiste. Meglio: ce ne sono per lo meno tre. Quello dell’industria che pretende di garantire con la sola marca al consumatore i cibi che produce o trasforma, quello degli agricoltori che chiedono con forza di rendere trasparente l’origine degli alimenti per garantirne l’unicità e quello delle denominazioni d’origine, Dop e Igp, garantite dal disciplinare di produzione. Ed è bene sapere che le prime due posizioni sono alternative: l’una esclude l’altra.

In mezzo ci sono i consumatori a cui l’Europa ha complicato ulteriormente la vita con il nuovo regolamento sull’etichettatura entrato in vigore il 13 dicembre 2014. Non è più obbligatorio indicare per gli alimenti lo stabilimento di produzione. Così potremo mettere a tavola pasta ottenuta da farina di grano duro canadese o ucraino e trasformata in spaghetti, penne o tortiglioni ad esempio in Albania. Oppure latte a lunga conservazione proveniente dalla Baviera, magari imbottigliato in Slovacchia. Senza che tutto ciò compaia in etichetta.

Gli effetti sono visibili a tutti: metà della spesa resta anonima.

IL CARRELLO DELLA SPESA

 

Leave a Reply