La vera notizia non sono tanto i falsi formaggi italiani esposti al padiglione russo dell’Expo. Quanto il silenzo che ha accolto la notizia. Non s’indigna più nessuno. E dire che basterebbe poco. Sarebbe stato sufficiente un risolutivo: «È inaccettabile». Ma andava bene anche un più generico: «Colpo basso al made in Italy». E in effetti fino a qualche anno fa sarebbero stati questi i commenti raccolti dopo una scoperta come quella che ho fatto all’esposizione universale.

Ecco i fatti. Martedì mattina 23 giugno 2015. Entro all’Expo in cerca di spunti per scrivere i pezzi di giornata, che pubblico su Libero. Mi ha già preso l’inquietudine che assale i giornalisti quando iniziano a realizzare che non sanno cosa scrivere. Non avevo idee e sentivo che sarebbe stata dura. Ad un certo punto decido di visitare il padiglione russo. Un’intuizione inconsapevole… Chissà. Era uno di quelli che mi mancavano. Coperti a passo di corsa i duecento metri che mi separano dall’installazione degli ex compagni, inizio con le solite foto di rito all’ingresso che è imponente, con una pensilina a specchio di quindici metri. L’impressione è chiara, si percepisce l’aspirazione «imperiale» di uno stato che ha preso alla lettera il tema dell’esposizione universale. «La Russia è il Paese più grande del mondo», si legge su un enorme cartello, «ha opportunità uniche e un enorme potenziale per garantire la sicurezza alimentare del genere umano». Niente di più, niente di meno. Le sale del pianterreno magnificano la capacità, l’inventiva e la lungimiranza di ricercatori, chimici, botanici, ingegneri. Amen. Ma è al secondo piano che faccio una scoperta sconvolgente. In una teca situata nella sala dedicata al Tatarstan, una repubblica autonoma della Federazione Russa, sono esposti dei falsi formaggi italiani. Marche di fantasia, scritte in caratteri latini: «Solo Formaggio», oppure «Prego». E tante, tantissime bandierine italiane. Oltre a scritte inequivocabili come «Original italian recipe», ricetta originale italiana. Chiaramente dei tarocchi. Anche grossolani.

  • La vetrinetta dei falsi formaggi italiani al padiglione russo

Consapevole di essermi imbattuto in una scoperta sensazionale, rientro a precipizio in redazione e inizio a scrivere il pezzo su Libero. I falsi formaggi made in Italy all’esposizione universale proprio non mi aspettavo di trovarli. E il fatto è di tale rilevanza, che mi assale la preoccupazione opposta rispetto alla mattinata: riuscirò a gestire la notizia? Non è che mi esplode in mano? Timori assolutamente infondati. Il giorno successivo, ieri, non è successo nulla di quanto mi aspettavo. Le organizzazioni di categoria dell’agroalimentare hanno osservato un rigoroso silenzio, come Federalimentare, Confagricoltura e Cia, oppure hanno mischiato la notizia a quella del crollo dell’export di cibi verso la Russia, come ha fatto Coldiretti. Silenzio al ministero dell’Agricoltura. Silenzio al governo. Non una parola dal commissario unico dell’Expo Giuseppe Sala. Nulla da Cibus che pure ha il padiglione a due passi da quello russo. Bocche cucite.

Alla fine, sudando sette camicie e pressando gli uffici stampa, sono riuscito a ottenere due dichiarazioni generiche da Roberto Moncalvo, numero uno della Coldiretti e Luigi Scordamaglia, grande capo di Federalimentare. Ve le risparmio. Il senso è un po’ questo: con l’embargo russo, adottato da Putin per ritorsione alle sanzioni di Europa e Usa per la guerra in Ucraina, il falso made in Italy esplode. Mancando i nostri prodotti arrivano sul mercato le imitazioni.

L’unico commento interessante è quello che ricevo dall’organizzazione del padiglione russo. Eccolo:

I formaggi presentati all’esposizione della Repubblica del Tatarstan, ovviamente, non sono una contraffazione dei formaggi italiani. Le linee che vengono scambiate per una bandiera italiana rappresentano i colori della bandiera della Repubblica del Tatarstan (verde, rosso, bianco).
Tra i prodotti di «Prosto Moloko» (l’azienda produttrice dei formaggi presentati alla mostra) esiste, sì, anche una linea italiana. Ma questa non vuole in nessun modo offendere la qualità e la tradizione legate ai migliori formaggi italiani, riconosciuti a livello internazionale. Vuole invece parlare del rispetto e del riconoscimento dei formaggi italiani come standard di qualità per il mondo intero. Inoltre, il 29 aprile nella Repubblica del Tatarstan è avvenuta la presentazione ufficiale dei formaggi esibiti al Padiglione Russia, e preparati appositamente per la mostra nell’ambito della partecipazione russa a Expo Milano 2015.

Surreale, ma almeno interessante. La bandiera dell’Italia e quella del Tatarstan hanno sì i medesimi colori ma sono diversissime, come si vede chiaramente mettendole a confronto. E quelle utilizzate sulle confezioni dei falsi formaggi italiani coincidono inequivocabilmente con il nostro tricolore.

bandiere-italia-tatarstanInverosimile pure la motivazione addotta per spiegare la falsificazione. Copiando un prodotto made in Italy lo si premia «come standard di qualità per il mondo intero». Assurdo e inaccettabile. Consiglio allo staff russo: inventatene un’altra più credibile.

Resta l’amarezza per il silenzio assordante che ha accolto la mia scoperta. E sono pronto a scommettere che nessuno dirà più nulla sulla vicenda. Nel frattempo i tarocchi sono spariti dalla teca del Tatarstan, sostituiti da latticini tradizionali russi. E buonanotte ai suonatori.

PS – Devo ringraziare la collega Emanuela Falcetti che mi ha ospitato alla trasmissione Italia sotto inchiesta, su Radiouno Rai, facendomi raccontare brevemente l’accaduto. Lei sì che si è indignata davvero! E, naturalmente, grazie a Libero, che mi permette di raccontare la verità. Anche quando è scomoda e pericolosa.

 

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